Inoltriamo un bel pensiero di Padre Fabrizio Forti, cappuccino responsabile della Mensa della Provvidenza di Trento, che da aiuto tutti coloro che vivono situazioni di difficoltà economiche e/o relazionali.
Trento, NATALE 2008
Uffa, siamo già al 25 dicembre,
e come ogni anno, come pecore, corriamo dietro al trombone del pastore multimediale che informa, per tempo, che dobbiamo prepararci a spendere tutto perché il Natale, festa dell’economia, è in arrivo e ci aspetta con trepidazione. Sì, lo sappiamo, ma ogni anno dimentichiamo che questa festa, per essere tale, deve avere una serie di vittime.
La prima sei tu, sacrificata sull’altare del mercato, svilita nella tua identità profonda, che nel prostituirti ricevi poco o nulla in cambio di quanto in profondità necessiti. Ti ritrovi munto non solo nella tua economia familiare, ma peggio ancora ti riscopri deprivato del senso profondo che questa giornata consegna alla fame interiore di ogni uomo.
Non sei più capace di meravigliarti, di stupirti delle cose piccole, semplici, ma vere. Li hai i sogni nel cuore, aneliti profondi di infinito che comprimi, perché ti vergogni nel lasciarli germogliare in quanto metterebbero a nudo il tuo disimpegno conseguente.
E allora ti lasci ubriacare e consegni la tua intelligenza e i tuoi sentimenti più veri al mercante che, con voce suadente, ti propina quello che scoprirai, più avanti, essere solo un pugno di mosche.
Il denaro stesso, in questa crisi economica mondiale, ci sta offrendo, a sua insaputa, la sua vera identità. In questi ultimi quarant’anni ti hanno fatto credere che tutta la tua vita prende valore e significato esclusivamente se si concede alle leggi del mercato. Ora ti invitano ancora a spendere, ma quel poco che hai risparmiato vale sempre meno. E soffro per vederti prostrato, arrabbiato con te stesso perché, nello stesso tempo, capisci e non comprendi, intuisci che il senso della vita non è tutto qui ma sei paralizzato di fronte a quel messaggio intimo che Dio ha scritto in te perché tu, con il tuo vivere controcorrente, possa consegnare alla tua gente!
Un bambino, piccolo, inerme, che nasce da due genitori normali… che notizia può portare a te oggi?
“Non c’era posto per loro nell’albergo”, beh! In questo c’è ben poco di nuovo. Quanti i poveri cristi non trovano posto nel nostro territorio e vagano… I rifiuti sperimentati da Gesù non si esauriscono nella storia, neppure con la sua condanna in croce.
I pastori stupiti da un Angelo: “Vi annuncio una grande gioia, oggi è nato un Salvatore, che è Cristo Signore”.
Ma chi crede ancora agli angeli? E anche per le intuizioni più belle il tempo sembra essere finito!
La libertà di credere e di scegliere è il dono più grande che il Padre ha fatto a tutti noi!
Ma se si parla di gioia allora il nostro interesse si apre all’attenzione.
Un annuncio di gioia, poiché la salvezza è giunta nel mondo. Non c’è spazio per la tristezza, nel giorno in cui è nata la vita. Esulti il piccolo perché Dio ha dato a tutti un tempo per crescere, gioisca il peccatore perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio lo straniero, perché Dio è con lui quando “grida “la sua preghiera, a noi incomprensibile, quando implora “aria per respirare”, perché la terra è di tutti.
Gioia grande interiore e spirituale, che deve avere la sua ricaduta nella giustizia e nel rispetto perché Gesù in quella mangiatoia, visitato dai semplici e da chi si lascia stupire, viene a dirci che siamo “amati dal Padre , perché ci ritiene tutti figli suoi”.
E allora Gloria a Dio che ci fa dono di suo figlio Gesù che prende carne dentro la storia dei nostri giorni per suggerirci continuamente, attraverso la sua Parola e la sua presenza, il cammino da compiere.
E pace in terra agli uomini che egli ama. Quella pace che noi con lui siamo chiamati ad evidenziare rimettendo in primo piano la giustizia e il rispetto per la dignità di ogni creatura e del creato che attende con impazienza che l’uomo lo consideri e lo valuti.
I mass-media ti “drogano” la mente con melodie e luci e a Natale, mentre consumi le illusioni, fanno collegamenti circa i milioni di poveri di questo mondo. Che triste commedia! Mi sono accorto che i poveri mangiano tutti i giorni, che il disperato, senza casa, senza letto, senza dignità non vede modificata la sua situazione da queste nostre celebrazioni e ricorrenze!
Facciamo festa, festa semplice e coinvolgente perché se Gesù ha scelto di nascere povero ed ha privilegiato i poveri e li ha chiamati perfino “beati”, allora sta proprio qui la chiave che ci permetterà di far crescere quel ” regno di Dio “che con Lui è già iniziato. Non possiamo dimenticare questa lezione di vita!
Sarà Natale, ogni giorno dell’anno!
p. Fabrizio M. Forti
ma dai! conosci padre Fabrizio? =)
un abbraccione ^^