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Reportage di una gitarella in montagna



Dopo una sveglia domenicale anticipata, dopo aver cancellato le occhiaie con una tazzona di caffè, siamo pronti per la partenza. Imbocchiamo

con un po di incertezza la prima stradina, seguendo la SignorinaAprifila. La paura di aver sbagliato percorso  viene definitivamente cancellata dai

segni, un po sbiaditi, sulla pietra: indicano che il sentiero che stiamo percorrendo è il 352 . (In verità la cifra è ben poco chiara, ma la fantasia ci aiuta a completarla correttamente). Alla penombra di qualche alberello, ristorato dalla fresca acqua di una sorgente incanalata in un tubo metallico, ricarico le batterie per l’ultima parte di passeggiata.



Poco dopo giungiamo al rifugio Montanara. Senza perdere tempo posizioniamo gli zaini a terra per costruire un sostegno quasi stabile per la calssica

foto di gruppo, rigorosamente un autoscatto, rigorosamente ad inquadratura variabile dipendente dalla stabilità del supporto per la fotocamera e dalla foga del momento. C’è anche chi si mette in posa dimostrando ancora una certa freschezza nonsotante i muscoli non abituati alle salite montane. Qualche confidenza e qualche risata, cullati dall’erba e dall’aria frizzante di montagna, cosa c’è di meglio?





Dicono che, in certe occasioni, la vita è appesa ad un filo… Beh, in questo caso a qualche dozzina di fili ! ProntiVia!

Attraverso il cielo, fino a valle.

Per la discesa invece noi preferiamo percorsi tradizionali, terrestri: con la testa fra le nuvole, ma con i piedi ben piantati per terra  e con il sole che ci accompagna. Affrontiamo il pendio con il passo sicuro dei montanari esperti!

Dopo due orette guadagnamo il meritato riposo sul prato che circonda il bel lago di Molveno. PaneNutella e Coccole, il paradiso! C’è anche chi (si) rirflette.



Come dei guerrieri di altri tempi, ingaggiamo un’intensa battaglia ad un gioco non meglio definito. Nessuno vince. Il mio fisico perde. (kili?)

Concludiamo la serata con un’altra prova di virilità. Il primo sulla sinistra è il buon Kumitey, l’espressione sofferente è dovuta al fatto che io ero appeso da molto più tempo degli altri. No: la verità è che le mie braccia sono costituite da una struttura scheletrica ricoperta da un sottile strato di pelle: niente muscolo.




by Kumitey | 7.20.2005 | Category: Senza categoria